La montagna rappresenta da sempre il luogo del limite e del desiderio, in cui l’uomo mette alla prova corpo, ingegno e capacità di adattamento. VETTE. Storie di sport e montagne è un viaggio nella storia degli sport invernali e delle tradizioni alpine, dalle prime esperienze pionieristiche alla nascita del turismo sportivo, da una vita regolata dai ritmi della natura e del lavoro a un’epoca segnata dallo svago e dal tempo libero. È la storia di una profonda trasformazione che, dalla metà del Novecento, ha cambiato le Alpi, i paesaggi, gli stili di vita e l’immaginario della montagna. Uno sguardo al passato che è anche un invito a riflettere sulle sfide future tra sviluppo, ambiente e sostenibilità.
Negli spazi della corte d’onore e delle cantine manifesti storici, immagini, video e cimeli olimpici e paralimpici ripercorrono la storia dei Giochi Invernali, dalla prima edizione di Chamonix del 1924 fino a quella attuale di Milano Cortina 2026.
Un’attenzione particolare è dedicata alle precedenti edizioni italiane dei Giochi Invernali, tenutesi a Cortina nel 1956 e a Torino nel 2006.
Accanto ai Giochi Olimpici, il Novecento vede nascere un’altra grande stagione dello sport: quella paralimpica. Dalle prime competizioni per veterani con lesioni spinali promosse nel 1948 a Stoke Mandeville fino ai Giochi Paralimpici Invernali, avviati nel 1976, lo sport diventa strumento di riabilitazione, inclusione e riconoscimento sociale. Con categorie funzionali, tecnologie dedicate e una partecipazione sempre più ampia, Olimpiadi e Paralimpiadi raccontano oggi una stessa storia di sfida, talento e trasformazione.
La montagna e gli sport invernali sono il risultato di una costruzione culturale moderna, nata tra Ottocento e Novecento. Dalla scoperta delle Alpi da parte delle élites europee come luoghi di cura, svago e distinzione sociale, fino all’affermazione del turismo di massa, il percorso ricostruisce l’evoluzione delle pratiche sportive, delle infrastrutture e dell’immaginario alpino.
Manifesti, immagini e oggetti mostrano come gli sport invernali abbiano contribuito a trasformare le terre alte in scenari di progresso, divertimento e mondanità.
La storia degli sport invernali è anche storia di oggetti. Dai primi sci in legno nati come strumenti di sopravvivenza alle lamine metalliche e agli attacchi che hanno reso possibile lo sci alpino moderno, l’evoluzione tecnica ha trasformato il modo di muoversi sulla neve. Nel dopoguerra materiali come fibra di vetro e plastica rendono sci e scarponi più sicuri e performanti, mentre innovazioni come lo ski stopper aumentano la sicurezza. Anche sul ghiaccio la tecnica è decisiva: la pietra di granito del curling, levigata per scivolare con precisione, racconta uno sport fondato su equilibrio, strategia e controllo.
Dall’alpinismo come gesto di emancipazione alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, la mostra mette in luce conquiste, visibilità e contraddizioni, restituendo alle donne il loro posto nella storia dello sport e dell’immaginario alpino. I volti celebri delle atlete e delle pioniere dello sport sono messi in dialogo con le storie quotidiane di generazioni di donne che, fino alla seconda metà del Novecento, hanno sostenuto un’economia rurale di sussistenza fatta di fatica, responsabilità e lavoro incessante.
Le voci di uomini e donne di Teglio ricompongono un mosaico di memorie, tra rimpianto e sollievo.
Il video, realizzato da Geco Produzioni con la curatela di Silvia Biagi e la collaborazione dell’Associazione Argonaute, rappresenta un primo passo di un percorso che il museo intende sviluppare nel tempo: farsi luogo di raccolta e restituzione delle memorie, materiali e immateriali, del territorio alpino.
Una selezione di cartoline d’epoca permette di ripercorrere l’evoluzione turistica di Teglio e del vicino comprensorio di Prato Valentino dai primi del Novecento ad oggi: una storia di trasformazioni territoriali e cambiamenti climatici ed economici.
Nel 1961 l’inaugurazione dell’ovovia Teglio – Prato Valentino, presentata come la più moderna d’Europa, segna l’ingresso nel turismo sciistico. Oggi, giunti a fine vita gli impianti e falliti i tentativi di rilancio imprenditoriale, il piccolo comprensorio è al centro del progetto Prato Valentino 2050, promosso dall’Università della Montagna, per ripensare il turismo in chiave partecipata, sostenibile e destagionalizzata, coinvolgendo comunità locali, turisti e proprietari di seconde case per costruire una nuova visione di sviluppo condiviso della montagna.
Nel giardino, affacciato sulle Alpi Orobie, le fotografie di Vincenzo Martegani e i dipinti di Luca Conca dialogano con il paesaggio, mettendo in relazione osservazione e interpretazione. L’installazione, curata da Michele Tavola, invita il pubblico a cogliere, con un solo sguardo, il dialogo tra la forza della natura e l’intervento umano, tra grandi
trasformazioni e incerte prospettive.
Curata da Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, VETTE. Storie di sport e montagne, rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
Promossa con il sostegno di Regione Lombardia, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo nazionale Collezione Salce, con il contributo della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH), di collezionisti privati, associazioni ed enti locali. Un’ampia rete di partner nazionali e territoriali rende possibile un progetto ambizioso, capace di intrecciare patrimoni materiali e immateriali, memorie locali e narrazioni globali.
La mostra è ospitata negli spazi storici di Palazzo Besta, uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale lombarda, situato su un pianoro alle porte di Teglio, con vista sulle Alpi Orobie.
Edificato a partire dalla seconda metà del Quattrocento per volere della famiglia Besta e aperto al pubblico come museo statale dal 1927, il palazzo conserva cicli di affreschi a soggetto biblico, mitologico e storico, tra cui i grandi cicli del cortile e il Salone d’Onore decorato con scene tratte dall’Orlando Furioso.
Palazzo Besta è gestito dalla Direzione regionale Musei Lombardia del Ministero della Cultura, e accoglie i visitatori in un ambiente storico di grande fascino, perfetto per intrecciare la storia dello sport e delle montagne alla lunga tradizione culturale delle Alpi.