Il pattinaggio di figura è una delle discipline più eleganti e storicamente rilevanti del programma olimpico invernale. La competizione femminile fa il suo debutto olimpico ai Giochi di Londra 1908, quando il pattinaggio di figura è ancora parte del programma estivo. Nelle sue principali specialità, il singolo femminile, insieme al singolo maschile e a quello di coppia, è presente in tutte le edizioni olimpiche invernali fin dalla loro prima edizione a Chamonix nel 1924. La danza su ghiaccio, specialità del pattinaggio di figura disputata a coppie, entra nel programma olimpico ai Giochi Invernali di Innsbruck 1976.
Nel corso degli anni, il pattinaggio di figura femminile conosce una costante evoluzione tecnica e stilistica, con programmi sempre più complessi che uniscono precisione, qualità artistica e difficoltà tecnica. Tra le atlete che si distinguono nella storia olimpica della disciplina si ricordano, a titolo esemplificativo, Sonja Henie, Carol Heiss, Tenley Albright, Peggy Fleming, Katarina Witt, Mao Asada e Yuna Kim.
Fiorella Negro, atleta e icona
Fiorella nasce a Milano nel 1938. Durante la guerra la famiglia si trasferisce a Bormio, dove impara a sciare; rientrata in città nel 1945, si dedica invece al pattinaggio artistico, allora considerato più adatto a una ragazza di buona famiglia. Perfezionista e determinata, si allena fino a nove ore al giorno, sostenuta dal padre che la fa seguire dai migliori allenatori sulle piste di mezza Europa. Dal 1953 vince i Campionati italiani e partecipa ai Mondiali. A soli 17 anni prende parte alle Olimpiadi invernali di Cortina d’Ampezzo del 1956, dove si classifica 15ª, sotto le aspettative. L’anno successivo, appena diciannovenne, si ritira dalle competizioni. Nonostante la carriera molto breve, tuttavia, Fiorella lascia il segno nelle cronache dell’epoca: bella, giovane e spigliata, a Cortina è amatissima da fotografi e giornalisti, che fanno a gara per intervistarla. Ci colpisce oggi, leggendo gli articoli che le furono dedicati, il modo in cui la giovane atleta viene descritta: più che la preparazione atletica, di Fiorella vengono lodate la bellezza, la modestia, la ritrosia, la passione per il lavoro a maglia. Doti, insomma, ritenute per una giovane donna ben più adatte dell’agonismo sportivo.