Il Curling
Il curling, dopo il debutto ai Giochi Olimpici Invernali di Chamonix 1924, viene reinserito stabilmente nel programma olimpico a Nagano 1998, con tornei maschili e femminili. Alle Olimpiadi di PyeongChang 2018 si aggiunge la specialità del doppio misto.
Il curling è uno sport di squadra, simile alle bocce, praticato su una pista di ghiaccio (sheet) sulla quale due squadre di 4 giocatori si affrontano facendo scivolare pietre di granito (stones) verso un bersaglio (house), costituito da cerchi concentrici, situato all’estremità opposta del campo. Il centro della house, corrispondente al cerchio più piccolo, è chiamato button. Le scope (brooms) vengono utilizzate per ridurre l’attrito del ghiaccio e controllare traiettoria e velocità della stone. I giocatori, invece, scivolano sulla pista grazie a delle scarpe speciali (sliding shoes).
Ogni giocatore ha a disposizione 2 stones, per un totale di 8 stones per squadra. Ogni incontro è diviso in end, in ciascuno dei quali vengono lanciate 16 stones complessive. Vince la squadra che, al termine del decimo end, totalizza il punteggio più alto: i punti vengono assignati in base al numero di stones più vicine al button rispetto a quelle avversarie. Il Canada è la nazione con il maggior numero di medaglie nella storia olimpica del curling e, da Nagano 1998, ha conquistato almeno una medaglia in ogni edizione dei Giochi Olimpici Invernali.
Miracle on ice
Ai Giochi Olimpici Invernali di Lake Placid 1980, l’hockey su ghiaccio è al centro di uno degli eventi più memorabili della storia dello sport. Da una parte c’è la squadra dell’Unione Sovietica, composta da atleti professionisti, dominatori incontrastati della scena internazionale e favoriti assoluti per la medaglia d’oro. Dall’altra parte ci sono gli Stati Uniti, una squadra giovane e inesperta, composta esclusivamente da dilettanti e giocatori universitari. La squadra statunitense non ha stelle o campioni affermati, ma è animata dall’entusiasmo e dall’orgoglio di giocare davanti al proprio pubblico, in un clima politico segnato dalla Guerra Fredda, dove ogni sfida sportiva assume un significato che va ben oltre il risultato sportivo. Alla vigilia dell’incontro, nessuno crede davvero in un esito diverso dalla vittoria sovietica. Eppure, sul ghiaccio di Lake Placid, gli Stati Uniti riescono a imporsi 4-3, compiendo un’impresa che entra immediatamente nella leggenda.
Quella vittoria non rappresenta solo un successo sportivo, ma diventa un simbolo: la dimostrazione che anche una squadra sfavorita può superare un avversario apparentemente imbattibile. Il trionfo resta per sempre nella memoria collettiva e viene ricordato con il nome di Miracle on Ice, reso celebre anche dalla storica esclamazione del telecronista Al Michaels: “Do you believe in miracles? Yes!”, e successivamente celebrato da film e documentari.